Oroscopo della repubblica italiana


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Non di rado mi viene chiesto, anche in campo finanziario, a quale segno appartenga la nostra Repubblica Italiana. Consultando The Book of World Horoscopes, di Nicholas Campion, volume pregevole che raccoglie un elenco preciso delle date di nascita complete di ora con bibliografia approfondita, si possono trovare risposte interessanti. Questo secondo grafico è particolarmente interessante perché ci trasmette un concetto importante: la data di costituzione, ad esempio di una società, è significativa.

Ma altrettanto lo è quando essa diventa operativa, attraverso il primo giorno di attività. Essi offrono interessanti informazioni, affiancate a quella della Carta del Cielo originaria. Il terzo grafico è quello della nascita della Repubblica Italiana, redatto per il 10 giugno Per questo motivo la Carta del Cielo è domificata a Roma, alle ore 18 e Sarebbe interessante effettuare una comparazione tra il suo oroscopo con la prima proclamazione della Repubblica Romana del 15 febbraio Esattamente come avviene per le Carte del Cielo, possiamo trattare quella della Repubblica Italiana utilizzando le tecniche previsionali, cosi come per effettuare comparazioni con personaggi illustri.

Noteremo immediatamente come coloro che sono alla guida di un paese presentano inevitabili affinità con essa. Mercurio, Venere e Saturno sono in Cancro, e Marte in Leone esprime forse la nuova capitale, Roma, che appartiene per tradizione al segno del Leone.

Le difficoltà attuali non stupiscono, se consideriamo che Saturno, Urano, Nettuno e Plutone stanno camminando pur in segni diversi nella parte notturna cioè inferiore del Tema Natale. Si tratta di un esercizio utile, in campo interpretativo! HTML code is not allowed. Ultimi da Grazia Mirti Che succede in Cielo? Domenica 10 Gennaio Previsioni Finanziarie del ! E' arrivata l'Agenda Astrologica ! StarWeek: Previsioni Finanziarie dal 15 al 21 Giugno !

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Voci principali: Repubblica ItalianaStoria dell'Italia repubblicana. La nascita della Repubblica Italiana avvenne il 2 giugnoin seguito ai risultati del referendum istituzionale indetto quel giorno per determinare la forma di governo dopo la fine della seconda guerra mondiale. I risultati furono proclamati dalla Corte di cassazione il 10 giugno 12 cittadini favorevoli alla repubblica e 10 cittadini favorevoli alla monarchia [1]. Il giorno successivo tutta la stampa dette ampio risalto alla notizia.

La notte fra il 12 e 13 giugno, nel corso della riunione del Consiglio dei ministriil presidente Alcide De Gasperiprendendo atto del risultato, assunse le funzioni di capo provvisorio dello Stato. I sostenitori della causa monarchica hanno lamentato azioni di disturbo e brogli elettorali nella consultazione popolare. Il 2 giugnoinsieme con la scelta sulla forma dello Stato, i cittadini italiani elessero anche i componenti dell'Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova carta costituzionale [5].

Alla sua prima seduta, il 28 giugnol' Assemblea Costituente elesse a capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicolacon voti sual primo scrutinio. Nello stesso anno, nel mese di maggio, fu poi eletto presidente della Repubblica Luigi Einaudiprimo a completare regolarmente il previsto mandato di sette anni. Successivamente, il milanese Carlo Cattaneo si fece promotore di un'Italia laica come intesa dal Mazzini ma organizzata in Repubblica federale.

Non "primo", come re d'Italia, ma "secondo" come segno distintivo della continuità della dinastia di casa Savoia [6]. La costituzione adottata fu lo statuto albertino promulgato nel da Carlo Alberto di Savoiare di Sardegna [7]. Prevedeva un sistema bicameralecon il parlamento suddiviso nella Camera dei deputatielettiva ma solo nel si sarebbe giunti, con Giolittial suffragio universale maschilee nel Senatodi sola nomina regia.

Gli esponenti repubblicani — che, nelavevano costituito il Partito d'Azione — parteciparono anch'essi alle elezioni del Parlamento italiano; gli stessi Mazzini e Garibaldi risultarono eletti in talune occasioni.

Nelrepubblicani e democratici costituirono il gruppo parlamentare dell' estrema sinistra. Nel anche i repubblicani più intransigenti cominciarono a partecipare alla vita politica del Regno, costituendo il Partito Repubblicano Italiano.

Neltuttavia, i socialisti ufficiali, i sindacalisti e i repubblicani conseguirono un lusinghiero risultato, riuscendo a far eleggere ben 77 deputati [10]senza contare i socialisti riformisti, filo-monarchici. Nelallo scoppio della prima guerra mondialel'Italia poteva essere annoverata fra le democrazie liberalibenché le tensioni interne, dovute alle rivendicazioni delle classi popolari, insieme con la non risolta questione del rapporto con la Chiesa cattolica per i fatti del presa di Porta Pia e occupazione di Romalasciassero ampie zone d'ombra.

Alle elezioni deli partiti di ideologia repubblicana i Socialisti massimalisti e il Partito Repubblicano conseguirono alla Camera dei deputati seggi su [11] ; neldopo la fondazione del Partito Comunista d'Italiai tre partiti elessero complessivamente deputati su [12]. Non indifferente fu l'appoggio al giovane movimento dell'alta borghesia, sia terriera sia industriale, dell'aristocrazia la stessa regina madre, Margherita di Savoiafu sostenitrice del fascismodell'alto clero e degli ufficiali, naturalmente dato dopo aver espunto quei caratteri socialisteggianti tipici del sansepolcrismo.

In realtà il sistema politico liberale elesse il fascismo a suo baluardo ma ne fu a sua volta vittima, poiché venne sostituito da un regime autoritario, totalitariomilitarista e nazionalista. La nomina, da parte di Vittorio Emanuele IIIdi Benito Mussolini come primo ministro, nell'ottobreseppur non contraria allo Statuto, che attribuiva al re ampio potere di designare il governo, era contraria alla prassi che si era instaurata nei decenni precedenti.

Le libertà che esso garantiva furono sospese e il Parlamento fu addomesticato al volere del nuovo governo. Infatti, la posizione del cittadino al cospetto delle istituzioni vide, durante il fascismo, una duplicazione della sottomissione prima dovuta al re, e ora anche al "duce" Benito Mussolinie si fece più labile la condizione di pariteticità fra i cittadini e fra questi e le istituzioniallontanandosi dai principi democratici già raggiunti. La rappresentanza fu fortemente se non assolutamente condizionata, vietando tutti i partiti e le associazioni che non fossero controllate dal regime eccezion fatta per quelle controllate dalla Chiesa cattolicacomunque soggette a forti condizionamenti, e della Confindustriagiungendo a trasformare la Camera dei deputati in Camera dei Fasci e delle Corporazioniin violazione allo Statuto.

In tutti questi anni, da parte del potere regale, non vi fu alcun esplicito tentativo di opporsi alla politica del governo fascista [13]. Con l'approvazione delle leggi eccezionali del fascismo regio decreto 6 novembren. Alcuni di essi, peraltro, si trasferirono o si ricostituirono all'estero, principalmente in Francia.

Ne rimasero fuori il Partito Comunista d'Italia e gli aderenti ai partiti non ricostituitisi in esilio liberalipopolariecc. Nel maggio della Concentrazione Antifascista si sciolse, a causa dell'orientamento del Partito Socialista verso un patto d'unità d'azione con il Partito Comunistama senza mettere in discussione la scelta antifascista e repubblicana dei suoi partiti [15]. Il patto d'unità d'azione tra socialisti e comunisti fu stipulato nell'agosto del e rimase in vigore sino al Nel frattempo, in Italia, si formarono clandestinamente altri nuclei antifascisti legati a Giustizia e Libertà, soprattutto a Milanocon Ferruccio Parri e Riccardo Bauer e a Firenzecon Ernesto Rossi.

Vittorio Emanuele III, la corte e il governo Badoglio fuggirono da Roma in cui erano presenti forze tedesche a Brindisi libera dal controllo dei nazisti e che sarà in breve raggiunta dall'avanzata degli angloamericani. Dal punto di vista legale nulla era cambiato, ma dal punto di vista sostanziale il potere del monarca era venuto a mancare per la scissione del territorio nazionale in zone distinte, entrambi per motivi diversi sottratti alla regia potestas : il Nord e il centro Italia, inclusa Roma, la capitale, si trovava di fatto, tramite la RSI, sotto il ferreo controllo tedesco, al Sud le condizioni dell'armistizio avevano privato il Re del potere statutario e della sovranità di fatto, per via delle limitazioni derivanti dall'armistizio [19].

Su pressione di Stalin i comunisti italiani diedero la loro disponibilità a entrare nel governo e gli altri partiti di sinistra si sentirono obbligati a fare altrettanto per non restare fuori dai giochi politici [21]. Nel frattempo il governo avrebbe spostato la sua sede a Salernovicino al quartier generale alleato di Caserta.

Tale vicinanza aveva anche valenza politica in quanto ora gli Alleati avevano maggior considerazione del governo italiano. Il 4 giugnocon l'ingresso delle truppe alleate, Roma fu liberata. Fu nominato un nuovo Governo, in cui entrarono tutti i partiti del Comitato di liberazione e il cui Presidente del Consiglio fu Bonomi.

Il precedente accordo tra la Corona e il CLN fu formalizzato nel decreto legge luogotenenziale n. I Ministri, nel frattempo, si sarebbero impegnati ad agire senza in nulla pregiudicare la risoluzione della questione istituzionale. Il Governo, inoltre, con tale decreto si attribuiva la funzione legislativa [22]. Essendo lo Statuto del Regno meglio noto come Statuto Albertino una costituzione flessibile esso cioè non prevedendo l'esistenza di leggi costituzionali poteva essere modificato con legge ordinariadi fatto tale decreto dava vita a una sorta di assetto costituzionale transitorio, che introduceva una nuova forma di legislazione: il decreto legislativo luogotenenziale.

Il decreto luogotenenziale n. L'attuazione del decreto dovette attendere che la situazione interna italiana si consolidasse e si chiarisse: nell'aprile fine della guerra l'Italia era un paese sconfitto, occupato da truppe straniere, possedeva un governo che aveva ottenuto la definizione di cobelligerante e una parte della popolazione aveva contribuito a liberare il paese dall'occupazione tedesca.

Il decreto per l'indizione del referendum recitava, in una sua parte: « L'ambiguità di questa espressione sarà causa di accesi dibattiti e contestazioni postreferendarie, comunque ininfluenti per la proclamazione del risultato referendario, in quanto i voti favorevoli alla repubblica saranno numericamente superiori alla somma complessiva delle schede bianche, nulle e favorevoli alla monarchia [25]. Il Fronte dell'Uomo Qualunquedi nuova costituzione, assunse una posizione agnostica [28].

Allo scopo di garantire l'ordine pubblico venne creato, a cura del Ministero dell'Interno diretto da Giuseppe Romitaun corpo accessorio di polizia ausiliaria. Gli esponenti dei partiti favorevoli alla Repubblica protestarono, ritenendo che l'assunzione dei poteri regali, da parte del luogotenente del Regno, contrastasse con l'art. L'abdicazione di Vittorio Emanuele III e la conseguente cessazione del regime luogotenenziale era stata richiesta dai monarchici nella speranza che la successione a pieno titolo del principe ereditario, figura meno compromessa del padre, prima della consultazione referendaria, potesse attrarre maggior favore popolare.

Nella giornata del 2 giugno e la mattina del 3 giugno ebbe dunque luogo il referendum per scegliere fra monarchia o repubblica. I voti validi in favore della soluzione repubblicana furono circa due milioni più di quelli per la monarchia. I ricorsi della parte soccombente furono respinti e le voci di presunti brogli non furono mai confermate [30].

Non poterono votare coloro che prima della chiusura delle liste elettorali si trovavano ancora al di fuori del territorio nazionale, nei campi di prigionia o di internamento all'estero, né i cittadini dei territori delle province di Bolzano fatti salvi i comuni di AnterivoBronzoloCortacciaEgnaLauregnoMagrèMontagnaOraProvesSalornoSenale-San Felice e Trodenaallora facenti parte della provincia di TrentoGoriziaTriestePolaFiume e Zarain quanto oggetto di contesa internazionale e ancora soggette ai governi militari alleato o jugoslavo.

Furono inoltre esclusi coloro che erano rientrati in Italia fra la data di chiusura delle liste aprile e le votazioni. Da tutta Italia le schede elettorali e i verbali delle 31 circoscrizioni sono trasferite a Romanella Sala della Lupa di Montecitorio. Il conteggio avviene in presenza della Corte di cassazioneseduti a un tavolo a ferro di cavallo, degli ufficiali angloamericani della Commissione alleata e dei giornalisti.

Due addetti assommano i dati dei verbali su due macchine calcolatrici, una per la monarchia e una per la repubblica, tenendo una seconda conta a mano [32]. I dati sono suddivisi per circoscrizioni [33] [34]. I deputati da eleggere eranoai previsti mancando quelli di alcune province.

Il Fronte dell'Uomo Qualunque aveva mantenuto una posizione agnostica [28]. Il verbale, tuttavia, si concludeva con una frase ambigua: «La corte, a norma dell'art. La Stampaquotidiano torinese, aveva pubblicato similmente: È nata l'Italia repubblicanasottotitolando La famiglia reale si imbarca per il Portogallo. L'11 giugno, dichiarato festivo come primo giorno della repubblica [40]si svolsero in molte città manifestazioni a favore della repubblica. Dopo lunga discussione si giunse alla decisione che, prima di procedere in tal senso, sarebbe stata opportuna, per motivi di cortesia istituzionale, la sottoposizione a Umberto II del seguente documento: «Preso atto della proclamazione dei risultati del referendum fatta dalla Corte di Cassazione, tenuto conto che questi risultati, per dichiarazione della stessa Corte di Cassazione, sono suscettibili di modificazione e di integrazione, nel supremo interesse della concordia degli italiani, si consente che, fino alla proclamazione dei risultati definitivi, il Presidente del Consiglio dei Ministri, on.

Nella tarda mattinata del 12 giugno giunse al Presidente del Consiglio la risposta scritta del Quirinale nella quale il re dichiarava che avrebbe rispettato: «il responso della maggioranza del popolo italiano espresso dagli elettori votanti, quale sarebbe risultato dal giudizio definitivo della Corte Suprema di Cassazione»; non avendo la corte indicato il numero complessivo degli elettori votanti e quello dei voti nulli, secondo il sovrano, non era ancora certo se la scelta repubblicana, pure in netto vantaggio, rappresentasse la maggioranza degli elettori votanti.

Sino al giorno della proclamazione dei risultati definitivi, pertanto, Umberto auspicava « Al contrario, la lettera e le proteste dei monarchici, come quelle represse sanguinosamente il giorno prima a Napoli e una nuova manifestazione monarchica dispersa lo stesso 12 giugno [45]suscitarono le preoccupazioni dei ministri intenzionati quanto prima all'insediamento della Repubblica secondo la celebre frase del leader socialista Pietro Nenni : «o la Repubblica o il caos!

Secondo il parere della maggioranza dei ministri, infatti, sarebbe stato assurdo non rivestire di alcuna rilevanza l'annuncio del 10 giugnoche altrimenti la Cassazione avrebbe potuto non dare. Di fronte alla risposta positiva del Presidente del Consiglio si procedette alla votazione che ottenne la totalità dei voti favorevoli dei membri del governo, con l'unica eccezione del ministro liberale Leone Cattani.

Secondo i monarchici, invece, il governo non volle attendere la seduta della Corte di Cassazione fissata per il 18 giugno perché, con questa proroga di tempo, sarebbe stato possibile un ricontrollo delle schede elettorali, ricontrollo che avrebbe portato alla luce eventuali brogli [48] che, in quel frangente poteva dare la miccia per una rivoluzione civile che il governo voleva scongiurare. In base al decreto di indizione del referendum [24]la forma istituzionale vincitrice avrebbe dovuto aggiudicarsi la maggioranza degli elettori votanti.

L'irregolarità segnalata da Umberto II di Savoia sarebbe consistita nel non aver preso in considerazione il numero delle schede nulle - perché ancora non reso noto dalla Corte di Cassazione - nel calcolo della maggioranza degli elettori votanti. Secondo l'interpretazione sostenuta dai monarchici, infatti, tale espressione doveva intendersi come "la maggioranza dei consensi nella somma dei voti a monarchia, repubblica, schede bianche e schede nulle". Quest'ultima interpretazione avrebbe consentito il mantenimento della forma istituzionale monarchica anche in caso di sconfitta, qualora la repubblica, pur maggioritaria, non avesse raggiunto la metà più uno dei voti, conteggiando per valide anche le schede bianche o nulle; ma anche il mantenimento del regime monarchico a rigore: "il regime luogotenenziale"in base all'art.

Sarà infatti respinta cinque giorni dopo il 18 giugno dalla Corte di Cassazione e comunque si rivelerà ininfluente, visto il distacco conseguito dalla scelta repubblicana sui voti espressi in favore della monarchia nel risultato referendario definitivo. Nell'assumere la Luogotenenza Generale del Regno prima e la Corona poi, io dichiarai che mi sarei inchinato al voto del popolo, liberamente espresso, sulla forma istituzionale dello Stato. E uguale affermazione ho fatto subito dopo il 2 giugno, sicuro che tutti avrebbero atteso le decisioni della Corte Suprema di Cassazione, alla quale la legge ha affidato il controllo e la proclamazione dei risultati definitivi del referendum.

Di fronte alla comunicazione di dati provvisori e parziali fatta dalla Corte Suprema; di fronte alla sua riserva di pronunciare entro il 18 giugno il giudizio sui reclami e di far conoscere il numero dei votanti e dei voti nulli; di fronte alla questione sollevata e non risolta sul modo di calcolare la maggioranza, io, ancora ieri, ho ripetuto che era mio diritto e dovere di Re attendere che la Corte di Cassazione facesse conoscere se la forma istituzionale repubblicana avesse raggiunto la maggioranza voluta.

Improvvisamente questa notte, in spregio alle leggi ed al potere indipendente e sovrano della Magistratura, il governo ha compiuto un gesto rivoluzionario, assumendo, con atto unilaterale ed arbitrario, poteri che non gli spettano e mi ha posto nell'alternativa di provocare spargimento di sangue o di subire la violenza. Mentre il Paese, da poco uscito da una tragica guerra, vede le sue frontiere minacciate e la sua stessa unità in pericolo, io credo mio dovere fare quanto sta ancora in me perché altro dolore e altre lacrime siano risparmiate al popolo che ha già tanto sofferto.

Confido che la Magistratura, le cui tradizioni di indipendenza e di libertà sono una delle glorie d'Italia, potrà dire la sua libera parola; ma, non volendo opporre la forza al sopruso, né rendermi complice dell'illegalità che il Governo ha commesso, lascio il suolo del mio Paese, nella speranza di scongiurare agli Italiani nuovi lutti e nuovi dolori.

Compiendo questo sacrificio nel supremo interesse della Patria, sento il dovere, come Italiano e come Re, di elevare la mia protesta contro la violenza che si è compiuta; protesta nel nome della Corona e di tutto il popolo, entro e fuori i confini, che aveva il diritto di vedere il suo destino deciso nel rispetto della legge e in modo che venisse dissipato ogni dubbio e ogni sospetto. A tutti coloro che ancora conservano fedeltà alla Monarchia, a tutti coloro il cui animo si ribella all'ingiustizia, io ricordo il mio esempio, e rivolgo l'esortazione a voler evitare l'acuirsi di dissensi che minaccerebbero l'unità del Paese, frutto della fede e del sacrificio dei nostri padri, e potrebbero rendere più gravi le condizioni del trattato di pace.

Con animo colmo di dolore, ma con la serena coscienza di aver compiuto ogni sforzo per adempiere ai miei doveri, io lascio la mia terra. Si considerino sciolti dal giuramento di fedeltà al Re, non da quello verso la Patria, coloro che lo hanno prestato e che vi hanno tenuto fede attraverso tante durissime prove. Rivolgo il mio pensiero a quanti sono caduti nel nome d'Italia e il mio saluto a tutti gli Italiani.

Qualunque sorte attenda il nostro Paese, esso potrà sempre contare su di me come sul più devoto dei suoi figli. Viva l'Italia! Umberto Roma, 13 giugno [54] ». Il governo e il buon senso degli Italiani provvederanno a riparare questo gesto disgregatore, rinsaldando la loro concordia per l'avvenire democratico della Patria» [55] [56]. La Suprema Corte, quindi, respinse i ricorsi dei monarchici e procedette alla pubblicazione dei risultati definitivi della consultazione referendaria: 12 voti favorevoli alla repubblica; 10 voti favorevoli alla monarchia e 1 voti nulli [1].

Anche tenendo conto delle schede bianche o nulle, pertanto, la Repubblica aveva conseguito la maggioranza assoluta dei votanti, rendendo ininfluente ogni discussione sotto il profilo giuridico interpretativo. Inoltre, «l'angoscia del governo di far dichiarare la repubblica era stata tale da indurre al colpo di Stato prima che la Corte Suprema stabilisse realmente i risultati validi definitivi» [58]. Secondo il magistrato, tuttavia, non vi furono brogli; anche l'accoglimento della posizione filo-monarchica, infatti « Come detto, il 2 e 3 giugno, contemporaneamente al referendum istituzionale, si tennero le elezioni per l' Assemblea Costituenteche dettero una maggioranza di gran lunga superiore ai partiti favorevoli alla repubblica, in quanto, tra i componenti il Comitato di Liberazione Nazionaleil solo Partito Liberale Italiano si era pronunciato in favore della monarchia.

In base al più volte citato art. Enrico De Nicolacon voti sual primo scrutinio.